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Abbiamo chiesto a Michela Murgia - scrittrice: il suo ultimo libro è Ave Mary e con Accabadora ha vinto il Premio Campiello 2010, di raccontarci il suo sito personale.
Partendo dal primo blog che ha aperto, nel 2006.

Come era il tuo primo blog, da che esigenza partiva?
«Dall’urlo contro le cose che non potevo cambiare. Mi sembrava che le parole potessero aiutarmi a fare almeno una piccola differenza per me, facendo diventare tangibile un mondo che nessuno sapeva che esistesse, quello dei call center, e nessuno voleva in fondo credere che ci fosse».

Come è diventato un libro [Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria] e poi un film [Tutta la vita davanti]?
«Questo resta un mistero. Un editore mi contattò per pubblicarlo e io ci credevo così poco che ci ho messo un mese ad accettare. Chi poteva prevedere che ne sarebbe venuto fuori tutto questo? Il film è stato un tassello ulteriore, ma ancora non mi capacito di come queste cose mi siano arrivate in mano senza che neanche le cercassi. Internet ti cambia la vita per il solo fatto di esistere, a volte non serve nemmeno fare molto di più».

Il blog ti è servito come palestra di scrittura? per l’allenamento quotidiano, il riscontro immediato con i lettori?
«Non mi è servito come palestra di scrittura, ma sicuramente come luogo di consapevolezza e come laboratorio dove sperimentare l’orizzontalità dei flussi di comunicazione, una cosa che da scrittore, relazionandomi solo con la mia pagina, non ho più modo di vivere. Scrivere quelle cose nel blog le ha trasformate, attraverso la condivisione e lo scambio, in un fatto di tutti, da cui nessuno poteva sentirsi escluso».

E ora come usi il tuo sito?
«Come archivio, cartellone pubblicitario, sfogatoio… continuo ad avere con il sito un rapporto di casualità e di necessarietà. A volte non lo aggiorno per una settimana, a volte scrivo tre post in un giorno. Molti mi chiedono dove trovo il tempo, ma la verità è che oggi non saprei più vivere senza uno spazio mio dove dire quello che penso, senza l’incubo del numero di battute, dell’opportunità, del registro colto o chissà che altro».

Cosa ti interessa sul web ?
«I siti d’opinione ben fatti, le analisi politiche, la fruibilità dei reportage che non ho il tempo di andarmi a cercare in edicola».

E cosa ti annoia invece?
«Il rimasticato, lo scambio di informazioni già note, il mainstream nel senso più deleterio. Parlare del già detto è una pratica televisiva».

Il sito di Michela Murgia è qui.

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